Intelligenza artificiale nelle redazioni: passa la versione che cerca, non quella che scrive
Le redazioni la usano più per la verifica che per la produzione. Il risultato è meno rumoroso del previsto.
Due anni fa si discuteva dei modelli che scrivono testi. Quello che nelle redazioni si usa davvero oggi è più noioso: strumenti che in pochi secondi passano al setaccio archivi, verbali e basi di dati.
Un redattore che lavora in studio lo riassume così: scrivere lo sappiamo già fare, era trovare quello che cercavamo il problema.
Sulla sicurezza la regola non è cambiata: l’anello debole non è mai il software, è l’utente che ha fretta.
Dove funziona
A decidere la diffusione non sarà la tecnologia, ma per quanti anni i dispositivi vecchi resteranno supportati.
Dal lato dell’utente quasi sempre cambia soltanto l’interfaccia. Il cambiamento vero avviene dietro, dove nessuno guarda.
Dove non funziona
I produttori su questi temi di solito non parlano. Anche il silenzio, ormai, è un’informazione.
Quasi tutte le prove di far scrivere il pezzo al modello sono state ritirate. Resta un uso stretto ma solido: archivio, traduzione e trascrizione dell’audio. Tre lavori invisibili, tutti e tre lavori che fanno risparmiare tempo.
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